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Come amplificare la corrente grazie ai transistor bipolari

Amplificatori ma anche interruttori di corrente; di tipo PNP o NPN; BJT o UJT: i transistor a due polarità si impiegano in molteplici ambiti, su circuiti elettrici ed elettronici. Vista la versatilità in tanti campi di applicazione, occorre rifornirsi sempre da rivenditori specializzati che possano non solo garantirne una certa varietà, ma che ne certifichino la qualità con dichiarazioni di conformità come la RoHS, che è atta ad esempio a dimostrare l’eliminazione o la limitazione di sostanze potenzialmente dannose quali il piombo, il cadmio, il cromo e gli ftalati. In linea generale, i transistor bipolari si possono acquistare anche online previa consultazione accurata delle caratteristiche tecniche.

Caratteristiche di base di un transistor bipolare

L’amplificazione della corrente, dunque, è una delle caratteristiche di base del transistor bipolare: avendo la componente interna in silicio, occorre lavorare (o ‘drogare’, in termini tecnici) il materiale affinché diventi un conduttore più performante. Si denomina bipolare in quanto le polarità ai due estremi possono essere uguali ma il flusso di corrente invertirsi al passaggio: avremo così transistor NPN (negativo-positivo-negativo) oppure PNP (positivo-negativo-positivo).

I terminali, o PIN, per avere prestazioni ideali saranno almeno 3, ma non mancano transistor bipolari con ben 4,8 e persino 16 PIN. In un chip possono ritrovarsi anche più transistor per sistemi più complessi, fino a 6.

In linea generale, i transistor bipolari sono dispositivi molto piccoli che superano di poco i 3 millimetri di spessore e a fare la differenza può essere il tipo di montaggio. Su una superficie piana, quindi cosiddetta ‘a pannello’, superficiale, per una versatilità maggiore in ogni occasione e su foro ove necessario. Di forma tonda e compatta, cilindrica e con PIN in evidenza, i transistor bipolari vanno scelti in base al loro campo di applicazione e anche allo spazio disponibile sul circuito specifico.

Usi e tipi di transistor bipolare

L’amplificazione di un transistor passa sicuramente per il modello BJT che ha una Base quale parte centrale e due estremità dette Collettore ed Emettitore. Nel PNP il flusso di corrente attraversa il Collettore, si negativizza nella Base e ritorna positivo nell’Emettitore; in quello NPN avviene il contrario e anche il flusso s’inverte.

I transistor bipolari si possono combinare tra loro in modi anche molto diversi al fine di servire circuiti anche complessi ove occorre amplificare la corrente (ad esempio in amplificazioni audio o di segnale), avremo così NPN abbinati a PNP. Occorre sempre, però, tenere presente la tensione massima supportata dal Collettore, che può andare da un voltaggio negativo di – 600 a uno positivo pari a 800; discorso similare è valido nell’Emettitore, che può raggiungere i 1400 Volt. Può essere determinante anche prestare un occhio attento alla frequenza supportata, in un range solitamente compreso tra 60 Hz e gli 80 Ghz.

Le variazioni e le cosiddette cadute di tensione all’interno di un transistor bipolare sono minime rispetto a uno definito di campo ed è per questo che nell’ambito dell’amplificazione i primi sono da prediligersi sempre e comunque. Si usano su switch, interruttori, regolatori di potenza e impieghi generici sia in campo elettronico che industriale, comunque sempre laddove si renda necessario integrarne per amplificare il segnale. In generale, laddove sia proprio l’amplificazione lo scopo primario, il segnale conseguente sarà analogico mentre, in caso di commutazione, esso diverrà digitale.

Tra i semi-conduttori discreti, dunque, i transistor bipolari sono certamente i più diffusi e facili da inserire in un circuito stampato, purché acquistati da rivenditori specializzati e maneggiati da personale esperto del settore.

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