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Coldiretti Puglia: “Serve una stretta sugli interventi già finanziati relativi alle imprese per dare sostegno ai florovivaisti con 5 milioni di euro”

LECCE Serve una Serve una stretta sull’applicazione degli interventi già finanziati relativi alle imprese vivaistiche per dare sostegno ai florovivaisti con 5 milioni di eur, intervenire sugli investimenti e attivare misure compensative in favore dei vivai. E’ quanto chiede Coldiretti Puglia, in merito alle necessarie misure a beneficio del settore florovivaistico previste dal Piano per la rigenerazione olivicola pubblicato in GU a marzo 2022, in occasione del confronto a ‘Leverano in Fiore’, con il presidente di Coldiretti Leverano, Andrea Marti, Angelo Delle Donne dell’Osservatorio Fitosanitario di Lecce e Fabio Ippolito, Direttore dell’Orto Botanico Salento – UniLE, Simon Ogrizek, presidente mondiale Florint.

“Con il gelsomino trifogliato e i gerani, entrati nella black list comunitaria delle ormai 36 piante ospiti di Xylella fastidiosa, assistiamo ad una ulteriore tegola per il settore florovivaistico pugliese e per tanti operatori di un segmento dell’agricoltura che produce 300 milioni di euro di valore, ma anche per gli uffici fitosanitari sul territorio un mix esplosivo che mette a rischio la tenuta sui mercati interni e sull’export florovivaistico pugliese che rappresenta un elemento di punta del Made in Italy. Pçer questo le imprese vanno sostenute con finanziamenti regionali e comunitari”, ha detto Pietro Piccioni, delegato confederale di Coldiretti Lecce.

Il settore florovivaistico è fra quelli più duramente colpiti dal Covid e dagli effetti economici generati dalla guerra con i costi di produzioni schizzati alle stelle, ma ha dimostrato una grande capacità di resilienza ed è anche fra quelli che si è ripreso più rapidamente – insiste Coldiretti Puglia – con una forte domanda anche dall’estero dove si registra un aumento record del 33% delle esportazioni di piante Made in Italy che impone la tutela di un comparto chiave del Made in Italy agroalimentare.

Gravi i danni d’immagine e sull’export di prodotti florovivaistici causati dalla Xylella fastidiosa, spesso usata come scusa per bloccare ingiustificatamente fiori e piante in vaso Made in Italy – insiste Coldiretti Puglia – con la Direzione Generale della Salute dell’Unione Europea che ha già messo in mora nel 2021 il governo britannico dopo l’annuncio che nuovi requisiti si applicheranno ai Paesi in cui è nota la presenza della Xylella, con le importazioni di piante dei generi Polygala e Coffea consentite solo da paesi in cui non è presente Xylella, l’obbligo di requisiti più rigorosi per l’importazione di olivo, mandorlo, lavanda, rosmarino ed oleandro da paesi in cui è nota la presenza di Xylella, oltre a rigide condizioni per le importazioni, comprese le ispezioni del luogo di produzione e dell’area circostante, i test, le ispezioni pre-esportazione e un periodo di quarantena di un anno prima dell’importazione.

“Un esempio significativo delle difficoltà che colpiscono il settore florovivaistico a causa dell’assenza di accordi con Paesi e aree strategici per il nostro export, ma anche delle lungaggini burocratiche che affliggono il lavoro degli uffici fitosanitari sul territorio”, ha aggiunto Nada Forbici, coordinatore della Consulta Nazionale Florovivaistica della Coldiretti.

La Xylella è arrivata in Italia portata da piante tropicali giunte dall’America latina e fino a oggi ha infettato oltre 8mila chilometri quadrati con oltre 21 milioni di ulivi colpiti, molti dei quali monumentali, frantoi svenduti a pezzi in Grecia, Marocco e Tunisia e 5mila posti di lavoro persi nella filiera dell’olio extravergine di oliva. Il batterio avanza al ritmo di 2 chilometri al mese e, dopo aver devastato gli ulivi del Salento, minaccia la maggior parte del territorio Ue dove sono stati individuati altri casi di malattia, dalla Francia alla Spagna, dalla Germania al Portogallo.

 

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